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Associazione Silvia Procopio

Gli inibitori di PCSK9 appaiono abbassare la mortalità generale e cardiovascolare


Il trattamento con inibitori PCSK9 che abbassano i livelli plasmatici di colesterolo è associato a un ridotto rischio di morte per tutte le cause e una riduzione delle morti cardiovascolari in una meta-analisi che ha coinvolto più di 10.000 pazienti.

Rispetto ai pazienti trattati con statine che hanno ricevuto un placebo o il farmaco Ezetimibe ( Ezetrol, Zetia ), i pazienti trattati con inibitori PCSK9 hanno presentato una minore mortalità per tutte le cause ( odds ratio, OR=0.45, 95% CI 0,23-0,86; P = 0.015: eterogeneità P = 0.78, I2 = 0% ) e mortalità cardiovascolare ( OR=0.50, 95% CI 0.23-1.10; P = 0.084: eterogeneità P = 0-78, I2 = 0% ).

L'analisi dei dati aggregati ha anche mostrato una maggiore riduzione delle lipoproteine a bassa densità ( LDL ) tra i pazienti trattati con inibitori della PCSK9 ( differenza media: -47,49% ), insieme a una minore incidenza di infarto del miocardio.

Le analisi post-hoc di studi clinici che hanno coinvolto due inibitori di PCSK9, Alirocumab ( Praluent ) ed Evolocumab ( Repatha ) hanno mostrato una riduzione relativa del 50% degli eventi cardiovascolari compositi fino a 18 mesi di follow-up tra gli utilizzatori di farmaci, con una indicazione per una minore incidenza di mortalità.

I risultati riguardanti i farmaci anti-PCSK9, finora prodotti, sono molto robusti e si attende che vengano confermati dagli studi in corso: studio FOURIER, che sta confrontando Evolocumab con il placebo per la riduzione degli eventi cardiovascolari in 27.500 pazienti con malattia cardiaca; studio ODYSSEY Outcomes, che sta esaminando l'impatto di Alirocumab sugli esiti cardiovascolari in 18.000 pazienti con sindrome coronarica acuta; lo studio SPIRE-1, con un arruolamento previsto di 17.000 persone, che sta esaminando se l'abbassamento dei livelli di LDL con Bococizumab, in misura maggiore rispetto alle attuali lineeguida, sia associato a una minore incidenza di eventi cardiovascolari.

La meta-analisi ha incluso 24 studi clinici randomizzati che hanno valutato gli inibitoti di PCSK9 per un totale di 10.159 pazienti con ipercolesterolemia.
La maggior parte degli studi aveva coinvolto pazienti trattati con statine che non avevano incontrato gli obiettivi target di colesterolo LDL, anche se alcuni pazienti che sono stati arruolati non tolleravano le statine e non stavano assumendo questi farmaci.
In alcuni studi l'anticorpo anti-PCSK9 è stato confrontato con il placebo, in altri è stato confrontato con Ezetimibe.

Il periodo di follow-up variava da 2 mesi a 2 anni.

Dagli studi è emersa una riduzione statisticamente significativa della mortalità tra coloro che stavano assumendo l’inibitore anti-PCSK9, con il tasso di mortalità pari a 0.31% ( 19 su 6.187 pazienti ) nel gruppo inibitore di PCSK9 e di 0.53% ( 21 su 3.971 pazienti ) tra i non-utilizzatori dell’anticorpo monoclonale.

Dieci studi con 5.195 pazienti hanno mostrato che il trattamento con un anticorpo PCSK9 può essere associato a una significativa riduzione di infarto miocardico, con lo 0.58% dei pazienti che hanno presentato eventi infartuali, contro l’1.00% dei pazienti non-trattati con l’anticorpo anti-PCSK9 ( OR=0.49, 95% CI 0,25 -0.93; P = 0.030: eterogeneità P = 0.45, I2 = 0% ).

Tutti gli studi hanno fornito dati sulla creatin-chinasi sierica, e il trattamento con anticorpi anti-PCSK9 ha prodotto una riduzione statisticamente significativa.

Riduzioni di colesterolo LDL di quasi il 50% sono state osservate nei pazienti trattati con PCSK9 ( differenza media: -47.49%, 95% CI -25-35% a -69.64%; p inferiore a 0.001 ).
La riduzione rispetto al placebo è risultata significativamente maggiore rispetto a quando il confronto è stato fatto con Ezetimibe ( placebo MD -58.77%, Ezetimibe MD -36.17% ). ( Xagena2015 )

Fonte: Annals of Internal Medicine, 2015

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